
mi parli di misteri
con voce affusolata
nel bavero rialzato
e ti avvicino un poco
per cogliere il profilo
tagliente d’ossidiana
dell’occhio nero
torto
per non perdermi di vista
e rido
per distrarti dall’oscuro
di questo buio
infame che infanga
l’intelletto
mi dici: bada
e acqua in bocca,
ma lei straborda
e tocca
la punta della lingua
fino alla vite rossa
che s’avviluppa lenta
agli angoli del naso
fino all’orecchio
stanco
e sputo e rido
con questo fare tocco
pari a un singhiozzo
penso, siamo didascalie
di questo folle istante.



