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mi parli di misteri
con voce affusolata
nel bavero rialzato

e ti avvicino un poco
per cogliere il profilo
tagliente d’ossidiana

dell’occhio nero
torto
per non perdermi di vista

e rido
per distrarti dall’oscuro
di questo buio
infame che infanga
l’intelletto

mi dici: bada
e acqua in bocca,
ma lei straborda
e tocca
la punta della lingua
fino alla vite rossa
che s’avviluppa lenta
agli angoli del naso
fino all’orecchio
stanco

e sputo e rido
con questo fare tocco
pari a un singhiozzo

penso, siamo didascalie
di questo folle istante.

Amo i perdenti

 

Amo i perdenti, che volete farci!
Amo le schiene curve sotto il basto
a sopportare fardelli e fatiche
adoro gli occhi rivolti al terreno
in cerca di crepe in cui scivolare
inseguo i rossori, gli indugi, i dubbi
di chi si mostra in autentica veste
ricerco i beffardi per dolore
chi sta ai bordi, i balordi, i reietti
vissuti male, incompresi, dileggiati
quelli a cui sfugge di mano la vita
senza tastarne l’effervescenza
chi non ha pane per i suoi denti
chi centellina speranze e denari
e non ha amori in cui riparare,
amo Ronzinante e il suo Don Chisciotte,
principe di assurde battaglie perdute
che segue solo la legge del cuore.

 

 

 

 

Ci si mette molto tempo per diventare giovani*

 

Adesso che è inverno
sento le foglie secche
accartocciarsi al terreno
farsi linfa nei tratti bulbosi
del sottoterra
rimango in attesa, sospesa
ai rami gracili del pensiero
tra  gorghi e presagi di paura
raccolta nel cavo inaspettato
di una parola tornata regina
impallidisco nell’ alba di ghiaccio
che trama le punte dei pioppi
stupisco dei suoi petali bianchi
avvinghiati al giorno
guardo le mie vene trasparire
come fiumi incerti e disseccati,
ragnatele di corpo pietroso, poi
mi osservo allo specchio
e aspetto
di essere bambina
con gli occhi spumosi di desiderio
e dimentico
il cuore slabbrato
che ha perso il suo canto.

 

* Aforisma di Pablo Picasso

Tempo turchese

 

 

 

questo tempo indulgente che s’accosta
lieve a contornare scaglie di giorni
fuggiti dalle tasche in forma d’ esche
della mia pigrizia, tempo in zaffiro
tempo turchese ora tambureggiante,
di voli arcuati, di estasi minute

tempo in battere e levare, oscillante
che prende e lascia e respira incanto
di bisbigli in seta filati come bachi
e sbadigli e abbagli di luce mattutina
tempo in tacco e punta, di tarantella
canticchiata a fior di pelle e di sonagli

tempo di sogni sulle piastrelle lise
della mia cucina, tempo filante
da attorcigliare al fuso dei ricordi,
voce acuta di bambina abracadabra
ai bordi delle labbra, direfare
baciare ancora un poco forse basta
a sciogliere quel grande grumo in sale
nella clessidra gialla del dolore

Ora che ormai

 

Lei setaccia l’aria con le mani
pesca uccelli tra visioni di ieri
rammenda parole con l’ago
dei pensieri fuggiti dalla rete

Lui fuma i sigari dei giorni
accartocciati in ore tutte uguali
legge mani senza linee
palmi vuoti e sgombri di futuro

la lisca di pesce è sul giornale
il cane guaisce chiuso dalla porta

Lei è rabdomante di colori
cerca il giallo, il purpureo,
il verdazzurro,
il passo nelle stagioni,
dipana con le dita fili
e fiordalisi
tra bucce di patata

Lui ha sogni brutti nelle tasche
il capo calvo e denti cavi
un fondo di bottiglia nella mente
e dagli occhi un brusìo d’amore

ora che ormai la notte muschiata
inumidisce il bordo del vaso di gerani

Pictures

Verba volant

 

Sono belle le tue parole
lucide di illusioni
ondeggiano
inerpicate al muro grigio
dell’inedia
varcano confini chiaroscuri
di giornate a latte e caffè
dove gli odori tengono in vita
e uno starnuto espelle
il vuoto
incastonato alle narici
dell’indifferenza

le appunto
con spillati gesti
sulle assenze cinerine
sui propositi di sangallo
al margine brunito di una fotografia
come mostrine di battaglie perdute
da sistemare al petto tronfio.

Siamo assiepati al giorno
in attesa di un nulla
che ci disperderà
come polvere di gesso.

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